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Biennale Venezia 2024 (IT)

Il tema curatoriale della Biennale, Stranieri Ovunque, implica la nozione filosofica di “Homo Migrans” – la supposizione che essere umani sia migrare, spostarsi fisicamente, cambiare mentalmente e attraversare culture e identità – così come l’universo visivo dell’opera di Eddie Martinez.

Come pittore, Martinez ha lasciato che il suo lavoro migrasse formalmente e concettualmente dall’eredità del disegno automatico e dell’astrazione praticata dal gruppo CoBrA alla sua peculiare interpretazione della figurazione fumettistica post-Philip Guston, nonché alla sua insolita rivisitazione di vari generi storici dell’arte come le nature morte e la ritrattistica. La sua pratica sperimentale e nomade è in continua evoluzione: utilizza diversi mezzi (olio, smalto, vernice spray, collage, oggetti trovati e altro) come se cercasse sempre di rendere il suo linguaggio visivo estraneo a se stesso.

Nomader racchiude il rapporto peripatetico di Martinez con le forme e le idee, passando dal disegno alla scultura alla pittura, dalla figurazione all’astrazione e viceversa. Questo neologismo suggerisce sia l’itineranza di un “nomade”, sia un gioco fonetico sulla pronuncia americana che suona come “no matter”. Entrambi i significati risuonano con l’opera e con l’abbraccio dell’artista ai significati aperti suggeriti dal suo immaginario.

 

 

 

 

Venice Biennale 2024 (EN)

The Biennale’s curatorial theme Foreigners Everywhere implies the philosophical notion of “Homo Migrans”—the supposition that to be human is to migrate, to physically move, mentally change, and traverse cultures and identities–so does the visual universe of Eddie Martinez’s œuvre.

As a painter, Martinez has allowed his work to formally and conceptually migrate from the legacy of automatic drawing, and abstraction as practiced by the CoBrA group to his distinctive take on post-Philip Guston cartoony figuration as well as his unusual revisitation of various art historical genres such as the still lifes and portraiture. His experimental, nomadic practice is ever-changing–deploying different media (oil, enamel, spray paint, collage, found objects, and more) as if he was always trying to make his visual language foreign to himself.

Nomader encapsulates Martinez’s peripatetic relationship to forms and ideas, cycling from drawing to sculpture to painting, from figuration to abstraction, and back again. This neologism suggests both the itinerancy of a “nomad,” and a phonetic play on the American pronunciation that sounds like “no matter.” Both meanings resonate with the work and the artist’s embrace of the open-ended meanings suggested by his imagery.