La vita umana è fragile come quella di tutti gli altri esseri viventi, ma, a differenza degli altri esseri viventi, noi siamo consapevoli di questa fragilità e abbiamo, in parte, la capacità di ovviare in qualche misura ad essa.
È questa un’aspirazione molto antica nella storia dell’umanità, come avremo modo di leggere nella ricerca strutturata di Rosa Mundi rappresentata nel loro percorso artistico e di cui potrà usufruire lo Spettatore attento alle loro performances. Un sogno antico quello di prolungare la vita, guarire le malattie, trasformare le caratteristiche fisiche, fabbricare nuove specie,metamorfosi di un corpo in un altro e che ci ritroveremo a leggere nelle opere di Michelangelo Galliani ed Anne-Cécile Surga.
“La metamorfosi, l’analogia, l’armonia mundi “ sono le tematiche che incidono maggiormente il loro linguaggio artistico.
L’Essere Umano è alla costante ricerca dei segni di questi saperi apparentemente perduti: una concezione metamorfica della vita concepita come sostanza in perenne divenire e come ciclo di morte e resurrezione, la capacità dell’uomo di ricostruire una connessione tra gli elementi dell’universo, il recupero di una simbiosi tra microcosmo e macrocosmo.
Le biotecnologie stanno progressivamente trasformando questo ancestrale desiderio in realtà e non sappiamo ancora fino a che punto; Le biotecnologie, come tutte le tecniche, nascono al fine di un obiettivo migliorativo.
Con le scoperte scientifiche moderne il passaggio dalla biotecnologia alla biologia sintetica, supportata dalle nanotecnologie, non si muove più entro l’ottica riparativa o sostitutiva, ma si dirige speditamente verso una vera e propria creazione di nuovi apparati biologici. Ed allora viene spontaneo chiedersi dove si trovi il confine dell’umano, cioè fin dove possiamo dire di muoverci ancora all’interno della specie umana per legittimi fini migliorativi e quando siamo decisamente usciti da essa verso il postumano.
Gli stessi rapporti tra naturale e artificiale diventano problematici. Sembra che appartenga alla natura dell’uomo di vivere e svilupparsi non solo e non tanto adattandosi alla natura, ma soprattutto (forzando) adattando l’ambiente ai propri bisogni, sicché si può dire che il vero e proprio “mondo naturale” dell’uomo non sia la natura incontaminata, ma la cultura, cioè il mondo artificiale e tecnologico e che ENDLESS sapientemente indaga attraverso il suo racconto provocatorio e dissacrante dell’uomo e del mondo di oggi.Il problema cruciale non è quello del rapporto fra naturale e artificiale, ma quello della separazione tra uomo e ambiente, tra uomo e mondo dell’uomo. Se questa distinzione è impossibile, allora ne va dell’identità umana. Non è un caso se il nodo centrale della problematica del post-umano ruoti non tanto sulla possibilità delle ibridazioni tra le specie naturali, ma soprattutto intorno alla questione della confusione tra uomo e ambiente dell’uomo. Qui bioetica ed ecologia s’incontrano e si fondono. Il post-umano è tale non in quanto sostituzione della specie umana con una più perfetta, ma in quanto un nuovo modo di considerare l’umano, quello in cui la questione dell’identità non ha più alcun senso.
Il concetto di eco-sistema non accetta l’idea di una esternalità della specie umana e della distinzione fra l’uomo e il suo ambiente. Tematiche che affronteremo nei percorsi artistici e strutturati da Michele Tombolini (con la Sua sfida ambientalista) ed Elisa Cantarelli con i suoi DOTS
“Trasformazione e coesistenza sono i punti cardini della sua attività artistica”.
La tecnica è nata dall’esigenza di salvare la vita umana, ma, se affidassimo solo ad essa tutte le nostre speranze di salvezza, dovremmo sacrificare una caratteristica essenziale dell’identità umana La ricerca del miglioramento della specie umana non dovrebbe indurci a pagare un prezzo molto alto, cioè la rinuncia alla nostra umanità. Se vogliamo salvare le vite umane in quanto umane, abbiamo bisogno sia della tecnica sia dell’etica nella loro distinzione e cooperazione.Tutto ciò mostra l’impossibilità di separare nettamente cosa siamo, cioè l’identità umana, da chi siamo, cioè l’identità personale.
Siamo ,quindi,consapevoli che in un mondo che in questo momento appare lacerato e diviso per salvare la persona umana bisogna salvare la vita umana intesa nella sua profonda relazione (Microcosmica) con la Natura(Macrocosmo).
Il Postumano Metamorfico che ci piace intravedere nel nostro prossimo futuro sarà in grado di interagire col proprio Macrocosmo di riferimento immaginando altre forme di coesistenza e trasformazione e di creare nuove ed alternative condizioni di esistenza rispetto a quelle a cui oggi siamo abituati.