Rosai Ottone

Ottone Rosai ( Firenze, 1895 – Ivrea, 1957 ), figlio di un falegname e intagliatore fiorentino, sviluppa fin da piccolo il suo interesse nell’osservare la realtà circostante. Frequenta l’Istituto di Arte Decorativa, studiando ornato. Durante il lavoro nella bottega del padre invece di prestare attenzione agli arnesi e agli intagli, osserva gli uomini che lavorano, ritraendoli. Nel 1910 viene iscritto all’Accademia di Belle Arti, luogo da lui tanto sognato ma che si rivela un ambiente borghese con maestri esosi e allievi invidiosi e dal quale viene espulso. Grazie al padre che gli affitta uno studio, Rosai inizia a dipingere e a scolpire, tenendo la sua prima mostra. Riceve molti elogi e la conoscenza di Marinetti, Boccioni, Carrà, Severini lo porta, nel 1914, a opere di stampo futurista e all’adesione alle agitazioni interventistiche che sfociano nella partecipazione alla prima guerra mondiale. Il primo dopoguerra rappresenta per Rosai l’inizio di una nuova ricerca che lo riconduce al Quattrocento fiorentino. Infatti dal 1920 abbiamo soggetti più intimi e lirici, con gli “omini” che diventano caratteristici del suo linguaggio, manifestando un rigorismo fatto di chiaroscuri, di linee definite e ordinate, di un perfetto equilibrio tra volumi e masse. Ai suoi tipici soggetti come le nature morte, i paesaggi e gli omini, Rosai aggiunge dagli anni Quaranta il mare e successivamente un interesse per il ritratto individuale.

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