Campigli Massimo

Massimo Campigli – al secolo Max Ihlenfeldt – (Berlino, 1895 – Saint-Tropez, 1971), è stato un pittore italiano. Avvicinatosi all’ambiente futurista milanese (1914), con lo pseudonimo di Massimo Campigli collabora con la rivista “Lacerba”. Si arruola nell’esercito allo scoppio della Grande Guerra, affrontando prigionie e fughe attraverso mezza Europa. Rentrato a Milano, diviene corrispondente per il “Corriere della Sera” a Parigi, dove inizia ufficialmente la sua carriera di pittore. Frequenta il celebre Cafè Dôme, ritrovo di artisti; e partecipa a varie edizioni del Salon d’Automne e del Salon des Indèpendants (1921-26). In Italia è alla “Prima Mostra di Novecento” (1926). Affrancatosi dalla professione di giornalista, è una visita al museo romano di Villa Giulia (1927) a modificarne per sempre lo stile. Sconvolto dall’arte etrusca, ripudia il suo passato artistico in nome dell’arcaismo e di una semplicità equiibrata della resa formale: tratta i materiali archeologici come inesauribile fonte di conoscenza storica, artistica, politica, collocate tutte in un’esperienza atemporale mitologica e idealizzata. Trasferitosi a Parigi (1949) inizia la sua grande stagione internazionale (Europa, U.S.A., Unione Sovietica, Giappone, Australia). La grande “Antologica” di Piazza San Marco a Venezia (1963) lo consacra definitivamente agli occhi del mondo. Divenuto Accademico di San Luca (1965), sceglie di dividersi tra Roma e lo studio di Saint-Tropez.

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